5. Appuntamento con il notaio e altre storie

(Tre racconti e un romanzo breve in versi – 107.500 caratteri spazi inclusi)

COME E’ NATO

Un giorno del 2002 ho scritto una poesia, ma era incompleta, così ho ne scritto una seconda, che proseguiva la narrazione iniziata con la prima, e poi una terza e poi una quarta. Lo scrivere in versi di “Paura della notte” è nato così. E con questo stile più tardi ho composto “Figlia”, “Ciao fratello” e “Appuntamento con il notaio”.

SINOSSI

Paura della notte – Il diario di una resa sentimentale di una coppia matura con i figli già grandi. Un discorso amoroso agli sgoccioli, tra rancori, nostalgia e ricordi

Figlia – La famiglia dal punto di vista della figlia più grande, il padre forte, bello e traditore, che lascia la madre, depressa e stanca e si unisce a un’altra donna, che vuole a tutti i costi far conoscere alla figlia.

Ciao Fratello –Nella provincia veneta un giovane osserva il fratello precipitare nell’abisso della volgarità, dell’ignoranza e, infine, della delinquenza, tra paure, malumori, invidie e gelosie.

Appuntamento con il notaio – La dissoluzione di una coppia attraverso le incaute avventure professionali del marito e le reazioni della moglie, che sceglie di bilanciare il disagio con una avventura extramatrimoniale. Due figli piccoli che richiedono attenzione e affetti e la corsa quotidiana della donna stretta tra lavoro e casa costituiscono il contorno materiale in epoca contemporanea della vicenda.

ESTRATTI

Paura della notte – Conserviamo fotografie, non ricordi,/riconosciamo quelli che erano con noi/ Conserviamo fotografie, non ricordi,/riconosciamo quelli che erano con noi/e degli assenti sappiamo perché/non erano potuti venire./Catalogo di informazioni,/schede di magazzino/da consultare senza sogni in premio.

Figlia – Preferisco ricordati magro e silenzioso/in piedi nella grande sala delle partenze/di un aeroporto lontano, in America, forse./Quelle telefonate confuse, a voce alta,/come per aiutare le parole a superare l’oceano./I tuoi ritorni assenti, la tua distanza,/anche da me, povera figlia,/che amava quel padre sottile,/che amava quel padre che avrebbe voluto avere. 

Ciao Fratello – La volgarità, il capannone sporco,/il socio di Treviso, un arrogante,/quei tre poveretti, sì, i vostri schiavi sudamericani./Sordidi, parlate a bestemmie e a spintoni,/grevi, sozzi, senza confronto/se non le urla, è forse capirsi, parlarsi?/Una fogna, senza lingua, come bestie, ti abbruttisci,/gli abiti freddi, i capelli sugli occhi,/come vivere al buio, combattendo per un osso spolpato./Ma quando mai allunghi le gambe senza ira/e apri gli occhi per vedere la luce del giorno? 

Appuntamento con il notaio – Povero di spirito, diceva mia nonna, sei sicura,/Maria, quello è mortifero, ma lo vedi,/è un ramo secco in equilibrio su un binario del treno,/attinge a un vocabolario di scuola commerciale e discute affannato/cercando l’ultimo fiato rimasto nella scarsa cavità toracica,/un corpo di settimino, come potrai, non c’è uomo./È educatamente silenzioso, perché non ha nulla da dire,/o nasconde qualcosa, ti fa ridere, no, non con il solletico,/il concetto di ironia, prendere in giro la morte, deridere la malattia./Cara, questo giovane è un chiodo di ferro arrugginito/che ti scaverà dentro senza gioia.

PUBBLICAZIONI

2007 – Vibrisselibri (on line)

2007 – Estratto in “Nuovi argomenti” n. 40 di Ottobre-Dicembre – Editore Monadadori

2009 – Lorenzo Barbera editore, Siena

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