8. Sabbia (Teatro)

(Commedia teatrale – 192.000 caratteri, spazi inclusi)

COME È NATO
Primo tentativo di stesura di un testo teatrale, Sabbia è stato scritto nei primi mesi del 2008, tra la stesura di Grande Mago e Casa al mare.

SINOSSI
Massimo Vigentini e mara Santi, marito e moglie cinquantenni discutono in cucina quando, dopo una notte di gozzoviglia, si presenta il figlio maggiore, Andrea, occupato in una azienda di volantinaggio condominiale, che con Maria, inserviente in un bar, vive alla giornata senza programmi né obbiettivi. Il figlio maggiore, Giacomo, è il figlio regolare, che tramite la fidanzata Angela, figlia del professore Fonti, cerca un posto al sole in università. Mara Vigentini ha un amante, Massimo Tersa, che vorrebbe rendere pubblica la relazione per costringere la donna a lasciare il marito. La prosecuzione della vicenda, nelle tensione della relazione tra i due fratelli, le due fidanzate, i due coniugi Vigentini e gli amanti Mara e Massimo il professor Fonti diviene il tessitore dei destini di tutti, coinvolgendo i due fratelli in un lavoro faticoso e inutile, che mette a nudo i ruoli, i limiti e le ambizioni di tutti i protagonisti

ESTRATTI

Angela, fidanzata del figlio maggiore GiacomoTu non puoi parlare così, sputi nel piatto dove mangi. Mio padre non ti aiuterà a diventare nè suo assistente nè praticante nello studio di suo cognato, al massimo favorirà la tua carriera come scopino ospedaliero, o bidello, o al massimo tutor d’aula. Cosa credi, che sia tutto gratis? Si prende la figlia ed si fa spianare la strada dal padre, senza costi, così, perché qui in casa Fonti siamo dei santi, dediti al prossimo. Giacomo, scendi dalle nuvole, please. Credi che sia contenta di assaporare il tè al gelsomino, Twinings, naturalmente, della zia, che peraltro è una celebre infedele, che ha cornificato lo zio a tonnellate, un figuro insopportabile. Credi che sia così? No di certo, ma dalla zia si va, perché così il papà è tranquillo e domani mi piazza il marito, senza scossoni, come deve essere. Ma non pretendere che abbia il sorriso sulle labbra, questo proprio no

Inizio della XVIIª e ultima scena – Sipario chiuso. Domenica Ore 01.30 Rumori di temporale, scrosci di acqua, tuoni e fulmini. La voce del Prof. Fonti attraverso un megafono.

Prof. Fonti: Avanti, ragazzi, animo non possiamo perdere questa battaglia
Giacomo: Andre, ho perso la sensibilità delle dita
Prof. Fonti: E’ durissima, lo so che è durissima. Sono con voi, ragazzi. Qui. Con voi.
Andrea:  E’ solo l’una e mezza, abbiamo tutta la notte per congelarci un poco alla volta. Attento, Gia’, attento con quel sasso, attento
Prof. Fonti: Forza con quella sabbia, più veloci, qui al muro ne serve ancora. Dobbiamo evitare il peggio, ci vuole sabbia, tutta quella che possiamo portare. Albanesi d’Italia, coraggio, questo muro non deve crollare
Andrea: Hai scelto un gran bel suocero! Le mie congratulazioni.
Giacomo: Veramente io ho scelto la figlia
Andrea: Bella scelta, proprio una bella scelta
Si alza il sipario. Una trincea fangosa, il muro di contenimento sfondato in più punti, grossi massi sono rotolati a terra. Luce di fotoelettriche. In alto, sul ciglio della trincea, il Professor Fonti, la pipa spenta in bocca, una cerata indosso, un largo cappello, sempre di cerata, ha un megafono in mano, lo usa per parlare con gli aiutanti albanesi fuori dalla vista che scaricano sabbia e cemento dal ciglio della trincea.. Nella trincea, davanti al muro, Andrea e Giacomo, una cerata identica a quella del Professore, lavorano con una vanga, un piccone e le mani nude. Quando il Professore parla con loro generalmente non usa il megafono.

RAPPRESENTAZIONI e PUBBLICAZIONI
Nessuna rappresentazione o pubblicazione

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