6. Un altro pezzo di me

(Racconto – 20.100 caratteri, spazi inclusi)

COME È NATO
Scritto e riscritto tra il 2004 e il 2005, è il collage di momenti e situazioni sentite, e trascritte, una volta.

SINOSSI
Una riflessione sulla complessità e le difficoltà di un amore forse adultero nato sul mondo del lavoro tra un uomo e una donna più giovane. Le asperità della relazione professionale e l’intensità dei sentimenti e l’impossibilità di un finale e di un progetto di vita comune.

ESTRATTI

Sognavo lunghi, freschi pomeriggi denudati degli abiti scomodi imposti dalle private consuetudini famigliari e aziendali. Slacciare le stecche dei busti richiesti per mimetizzarsi, a noi stessi, innanzitutto. Lì, durante quelle ore che avremmo rubato al tempo, già scarso, già oppresso da cento modestissime ossessioni, miserevolmente ridotte a un attimo casuale, improvviso, indecorosamente fuggevole, lì, ecco, noi avremo comunicato, per intero, senza difese, senza paura

Ti ho telefonato tre volte, oggi. Sempre per inoppugnabili motivazioni di servizio, questioni ineludibili, non altrimenti rinviabili. Maria sa che non è vero, comprende perfettamente che non vi è alcuna necessità, in queste mie ripetute chiamate, ma, signora magnifica, risponde a tono, gaia, semplice, attenta, come se questa finzione le fosse gradita

Per non accennare alla questione dell’età, forse mi consideri un vecchio bavoso, il maturo spasimante, che discetta di libri, ma veramente li ha letti tutti, che me li propone, ma non sono una scolaretta, che crede di conoscere tutto degli uomini e delle donne. Sei un poveretto, ora sento che lo hai sempre pensato, un fallito che non sa far di conto, senza virtù, solo parole, parole, quaquaraqua metropolitano, ma cosa credi, che sia scema, una oca giuliva che attendeva questo ciccione stempiato per sapere qualcosa di se stessa, smettila, sei penoso

Vogliamo affrontare la questione della complementarità, evento tanto raro nelle relazioni umane da essere ormai concetto negletto, dimenticato. Noi siamo complementari, parlo della mia persona, e della tua, cara. Non esistono aree di sovrapposizione, i nostri bordi si toccano, delicatamente. Vorrei tu avessi avvertito la pienezza che ho sentito io, che ti amavo, quando sapevo che dove io finivo, iniziavi tu. Lo chiamano equilibrio affettivo, io ne piango la scomparsa tutti i giorni, almeno una volta

Avevi torto, tutti, in quella stanza, sapevano che non era affatto vero, che al più ero responsabile di una leggera imprecisione nella pianificazione, una sciocchezza, che avremmo potuto mettere a posto con una semplice rettifica concordata. E tutti si sono stupiti quando ho chinato il capo e ti ho chiesto, davanti a tutti, perdono, ho proprio usato la parola perdono, per il contrattempo che avevo creato, e nessuno, davanti a tanta prostrazione, a tutto questo avvilimento, ha avuto il cuore di intervenire in mia difesa, non volevo essere protetto, desideravo starmene lì, denudato, martire, a soffrire in pubblico, desideroso del supplizio, fammi del male, ti prego, quello che vuoi, tutto quello che desideri

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