4. L’epoca della verità

(Romanzo breve in prosa – 194.000 caratteri spazi inclusi)

COME È NATO
Iniziato a Brendola (VI) nel 2003, dove sono stato quasi un intero anno per motivi di lavoro, e proseguito con diversi rifacimenti negli anni successivi è stato terminato nel dicembre del 2006. Rappresenta, dopo Upolu, il primo tentativo di scrivere narrativa dopo la lunga interruzione creativa degli anni ’80 e ’90. Contemporaneamente, infatti, scrivevo i primi racconti in versi (“Paura della notte” è del 2002) e completavo “Appuntamento con il notaio” (che è del 2005)

SINOSSI
Storia di una notte, che inizia con una festa per il quarantesimo compleanno del protagonista, Antonio Trezzi. Le tensioni con la moglie Anita, la presenza ingombrante e talora fastidiosa dei parenti stretti, i genitori dei coniugi, i cognati, i mariti e le mogli dei cognati, l’invasione degli amici, anche dell’intera, fracassona, volgare e talora persino violenta, squadra di calcetto. Sottotraccia episodi del lavoro del protagonista, l’incombenza assolutamente non delegabile di andare a prelevare certi importanti clienti americani all’aeroporto, proprio nel momento di massimo sforzo per la preparazione della festa in casa di Antonio e Anita. Ogni asprezza e ogni difficoltà si scioglierà sotto una nevicata abbondante, che crea mille problemi al ritorno a casa degli ospiti e che permette ad Antonio di parlarsi, dopo anni con Maria, vecchia fiamma di gioventù.

ESTRATTI

IncipitAbbiamo discusso a lungo se invitare i nostri genitori alla festa dei miei quarant’anni. “Sono anziani, si sentiranno fuori posto, saremo costretti a metterli a tavola insieme, mia madre e tuo padre non si sopportano,…..forse è stato un errore dire loro di venire”. Mia moglie Anita, in piedi accanto alla poltrona dove mi sono appisolato dopo il pranzo della domenica, alta e magra dentro il lungo abito di cotone blu da casa, i piedi scalzi sul pavimento di marmo, attende con distacco la mia reazione.

Il cognatoGaetano, il compagno di Laura, è comparso all’improvviso. Basso, magro, il viso secco, il naso sottile e due occhi neri vivaci e mobilissimi. “Dov’è quella sciocca di tua sorella?” Parla con una forte inflessione dialettale, della quale sembra compiacersi molto. “Sarà in cucina a confessarsi con qualche donnetta” Gli risponde papà senza guardarlo. “Qui ne abbondano, te ne accorgerai presto”. “Alle tre e mezzo devo andare a tirare fuori il torpedone dalla rimessa perché alle quattro ho un gruppo di sciatori. D’inverno la domenica per me è sempre lavoro, per il divertimento degli altri”. Si allontana continuando a parlare, è più basso di papà e peserà poco più di cinquanta chili. “Scusate, ho poco tempo, vado a prendermi da mangiare. Dovevo fare il fantino, me lo hanno sempre detto, guidare per guidare, ma almeno mi divertivo di più”.

MariaMaria è accanto a me, sento il suo profumo, denso sopra la pelle tenera del collo, il suo profilo, le ciglia scure, folte, la sua bocca. Quanti anni siamo stati fidanzati? Tre, forse tre e mezzo, avevo vent’anni appena compiuti quando ci siamo lasciati, così, per muta intesa, senza dolore, dopo settimane faticose, non avevamo neppure più voglia di baciarci. Le rivelazioni di Camillo sul suo comportamento da ragazza mi hanno lasciato di sasso, da moltissimi anni avevo cancellato ogni ricordo, non avrei saputo dire né come fosse, né come facesse, ma adesso, che è qui, trionfante, succulenta, inizio, lentamente, a riannodare i fili della memoria, la vedo, giovanissima, le mani rotonde, quando al liceo, nell’intervallo delle lezioni, nascosti tra le colonne del porticato, mi accarezzava dietro il collo, baciandomi dentro l’orecchio.

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