17. Una storia da vecchi

(Romanzo– 354.000 caratteri, spazi inclusi)

COME È NATO
Scritto tra il maggio del 2011 e l’agosto del 2013, interrotto e ripreso più volte, con il titolo cambiato e ricambiato, la forma definitiva l’ha assunta solo alla fine delle mie vacanze estive dell’isola di Rab (Croazia). Desideravo terminarlo in tempo per inviarlo al concorso letterario di RAI 3 “Masterpiece”, cosa che ho fatto, ma senza successo. Sono affezionato a questa storia, la parte centrale si svolge a Genova e uno dei protagonisti porta il mio nome. Non c’è mai discorso diretto, una scelta stilistica che a mio giudizio si adatta alla vicenda e al momento storico nella quale è ambientata.

SINOSSI
Storia da vecchi poiché l’io narrante, Chiara Argenti, nata nel 1924, nel 2012 narra la sua vicenda, da vecchi perché la storia si chiude quando Chiara, a 65 anni, inizia una nuova relazione sentimentale.
In avvio il 15° compleanno di Chiara, il 1° settembre 1939, giorno dell’invasione della Polonia, a seguire gli anni della guerra a Milano (la controversa amicizia con la figlia di un gerarca, madre e sorella decedute in un bombardamento, padre morto di malattia, una figlia a 16 anni, lo sfollamento, il trasferimento a Genova, un secondo figlio nel ‘45, il lavoro, la fatica, la solitudine, il matrimonio con Mario, il terzo figlio a 46 anni, la separazione, sino all’evento chiave, la figlia e l’ex marito arrestati per sfruttamento della prostituzione. Chiara è incarcerata e, uscita, torna a vivere con il terzo figlio, gonfia di malinconie, nella vecchia casa matrimoniale sino a quando conoscerà Carlo, un coetaneo, e con lui andrà a vivere in riviera. Su tutto il rammarico di Chiara per i suoi errori, che hanno segnato la vita dei figli, la prima maitresse, il secondo fragile e il terzo omosessuale e la considerazione finale, quando, vecchia, può dire di essere libera, libera, libera

ESTRATTI

IncipitCompio quindici anni oggi, 1° settembre 1939, mamma non vuole cucinare la torta, non ama i festeggiamenti, l’ho sentita spiegarlo con precisione a papà, al mattino, molto presto, chiusi nella loro camera, le sue parole, scandite con accuratezza, con quel tono metallico, che tradisce stanchezza, e la forza di vincerla, e noia, e la volontà di non arrendersi. No, i quindici anni non rappresentano nulla, non è il caso di allestire alcuna cerimonia, è poco più di un giorno come gli altri.

Cap. 2 – GiuliaSono arrivata qui nell’Oltrepò il 10 Novembre del ‘44, papà mi ha accompagnato in stazione, con una giacchetta leggera, a capo scoperto e mentre mi aiutava ad alzare nella retina dello scompartimento le due valige mi sono accorta che aveva una scarpa senza stringhe, non mi ha abbracciato, né ha baciato Anita, è sceso di corsa sul marciapiede per proseguire a salutarci con la mano davanti al finestrino chiuso

Cap. 4 – In fondo al pozzoE’ venuta Clelia, mia nuora, vestita di viola, un abito lungo sino a terra che nasconde le ciabattine di cuoio senza tacco, quando vuole si trasforma in suora, lei, l’avversaria di tutte le voluttà borghesi e di ogni indulgenza tessile e alimentare, assume le sembianze della custode dell’integrità e della moralità, la vigilante dell’ortodossia della convivenza. Non lo nomina, il padre di suo marito, né tantomeno accenna ad Anita, sua avversaria storica, piuttosto discorre delle sue figlie, Agnese e Carolina, mi chiede se può avere un bicchiere d’acqua, del rubinetto, non fredda, se è possibile

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