15. Tacna

(Romanzo breve in versi – 86.000 caratteri, spazi inclusi)

COME È NATO
E’ un opera integralmente scritta a Domodossola, tra il dicembre 2010 e il gennaio 2011. Una storia torbida, ambientata tra Milano e Domodossola stessa durante un inverno gelido. Tacna qui è il nome della protagonista, in realtà è il nome di una città peruviana molto vicina al confine con il Cile, vi ero passato molto vicino durante un trasferimento nel corso di una spedizione alpinistica sulle Ande nel 1985, e non ho mai scordato il fascino intrinseco di questo nome.

SINOSSI
Tacna, una giovane donna sulla trentina, spinge un passeggino carico di una grossa valigia lungo il corso principale di Domodossola. Per mano tiene un bambino di due anni, Leba e nel marsupio un altro figlio di un anno, Vincent. E’ pieno inverno, c’è neve indurita ai lati della strada e la temperatura è molto bassa. Sta cercando il suo compagno, Oscar, scomparso da qualche giorno insieme alla figlia di lui, Alice, e alla terza figlia di lei, Nika. Oscar è nato a Domodossola e lì lo sta cercando. Le ricerche la portano in casa di Alfonso dove Tacna ricostruisce l’incontro e la convivenza con Oscar, uomo dotato di fascino femmineo, ambiguo e misterioso. Viene alla luce l’esistenza un antico, morboso, legame tra Alfonso e Oscar il quale, al termine, viene costretto a raggiungere Tacna a casa di Alfonso..

ESTRATTI

IncipitDomodossola d’inverno è una pietra gelata/gettata dentro il letto di una giovane sposa,/è la neve ammonticchiata addosso ai marciapiedi del corso,/con gli uomini e le donne infagottati che soffiano vapore dalla bocca./La donna è giovane, senza cappello e senza guanti,/in stazione due anziani svizzeri la hanno aiutata/a scendere dal treno il passeggino, la valigia e lo zaino./Lo zaino in spalla e la valigia nel passeggino al posto di Leba/il bimbo più grande, che trotterella accanto alla madre,/salta a piedi uniti nei mucchi di neve indurita, scivola, cade,/si rialza da solo, ride, il viso rosso dal freddo e dalle risate./Il piccolo, Vincent, dorme dentro il marsupio,/stretto addosso al seno della mamma.

Oscar Lui è bello, un viso da ragazza, occhi da animale,/non puoi immaginare, signora, la freschezza della sua pelle,/e le mie mani, sopra il suo corpo, raccogliere smeraldi, ad ogni carezza,/e le sue dita, lunghe, le unghie curate, ogni giorno,/sopra le mie spalle, sui mie capelli, sulle mie gambe,/signora, lui ama senza paura, mi bacia piano, respirando appena,/lui mi desidera, mi stringe forte, un maschio, signora, che toglie il fiato,/non chiede, conosco in anticipo ciò che devo offrire per appagarlo,/la mia risata, le mie attenzioni, la mia gioia, i miei timori, i miei dispiaceri,/io percepisco la sua vibrazione, e tremo con lui, e così sarà per sempre,/non c’è ragione per cui questo si debba interrompere,/è facile, signora, vivere di un grande amore, serve molto poco,/è sufficiente non cessare di guardare l’altro e di ascoltare le sue parole,/per cogliervi la luce viva del bisogno di una ragione per essere al mondo.

TacnaLa bellezza, una trappola. Da adolescente non mi avvertivo attraente,/ho combattuto una lunga battaglia contro la mia avvenenza,/mi abbigliavo malamente, accostando colori impossibili,/gonne blu notte lunghe sino alla caviglia, camice arancioni,/soprabiti di taglio maschile, le scarpe marroni di mia madre./Non serviva, più ero malvestita più nutrito era il plotone dei pretendenti,/ragazzi, uomini, anziani a invitarmi, a richiedermi, a supplicarmi./Poi ho accettato di esser bella, ho cambiato abbigliamento,/scegliendo indumenti da donna elegante, ricercati, studiati,/un mucchio di tempo speso nelle cabine di prova dei negozi,/scarpini con tacchi sottili, maglioncini di cachemire color salmone,/sottili catenelle, microscopici orecchini e tenui braccialetti di oro bianco./Desideravo segnare la differenza con le altre donne, sentirmi unica./Sino all’arrivo di Oscar, davanti al quale vorrei esser sempre nuda.

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