14. Senza prezzo

(Racconto/Soggetto cinematografico – 33.00 caratteri spazi compresi)

COME È NATO
Racconto scritto in un solo giorno, il 10 gennaio del 2010, a Mandrou, in Valle d’Aosta, pensato per essere un soggetto cinematografico. Storia ambientata a Domodossola, dove vivevo da circa sei mesi e dove stavo soffrendo rigori invernali che, da genovese, non avevo mai conosciuto.

SINOSSI
A Domodossola d’inverno Giulia, trent’anni, cerca Massimo a casa, dove vie con la madre, hanno avuto una relazione e c’è una questione di denaro ancora in sospeso da risolvere. Dopo l’incontro con Massimo Giulia torna a Milano da Claudio, un cinquantenne vanesio con il quale vive. Ci sono gravi problemi di denaro, Giulia gli comunica che aprirà una attività commerciale a Domodossola con Massimo. Si tratta di un negozio di elettrodomestici low cost, “Senza prezzo”, appunto. Le vendite si impennano, Massimo e Giulia sono molto sereni, qualcosa potrebbe cambiare, o nascere, tra loro, sino a quando, invitata a cena da Massimo nella sua nuova abitazione Giulia scopre la verità.

ESTRATTI

Primo tempoMassimo la prende con violenza per un braccio, alcuni passanti si fermano, osservano la scena, si apre la porta del negozio del parrucchiere ed esce una lavorante in camice bianco per osservare cosa sta accadendo. Giulia non si placa. “Sei una merda, questi quattro soldi sono niente, ti abbiamo dato il sangue, e non solo, ti abbiamo protetto sino alla fine e tu, carta straccia, come un truffatore qualsiasi”. Giulia fa cadere gli assegni a terra, inizia a piangere. Massimo raccoglie gli assegni, è davanti a lei, che tiene il capo chino. La voce di Massimo è perentoria, autorevole. “Fine della sceneggiata, mi auguro”. Le restituisce gli assegni. “Il primo assegno è andato a vuoto in quanto lo hai incassato alla data sbagliata, controlla bene, non era il 13 ma il 18 del mese, te ne farò un altro, e gli altri sono tutti buoni, naturalmente”. Giulia sta piangendo, in piedi sul marciapiede, chi passa per la strada a piedi o in auto osserva la scena con attenzione. Massimo si è allontanato di qualche metro, parla a voce alta. “C’è altro? Ora posso andare? Sei una scema, come sempre”.

Secondo tempoMassimo, a Domodossola, suda sempre, si schianta di lavoro, accanto al femmineo Cinema, che, ogni tanto, lo aiuta a caricare il carrello e lo guida su per le scale o dentro gli ascensori. Con i clienti Cinema è squisito, porge le carte per le firme obbligatorie, passa con amore il panno sull’elettrodomestico appena consegnato, si raccomanda la pulizia e la manutenzione, dispensa sorrisi, si è trasformato in un elemento commerciale, un marchio, è insostituibile. Il lavoro cresce, il telefono suona in continuazione, ogni giorno due camion sono in consegna, e almeno cinque volte Massimo esce con il furgone pieno. Ormai servono tutta la vallata, da Verbania sino alle frazioni più remote della Val Formazza, è un lavoro frenetico, ma va tutto bene, Massimo suda, Giulia sorride a tutti e Cinema offre la sua enigmatica espressione di incerta attribuzione sessuale.

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