12. I fratelli Dattini (teatro)

(Dramma teatrale – 63.000 caratteri, spazi inclusi)

COME È NATO
Scritto tra il luglio e il dicembre 2009, a Domossola, prima presso la pensione Sciolla e, da agosto nell’appartamento di via Galletti dove mi ero spostato. E’ il primo, organico, tentativo di scrivere un testo teatrale, un paio di anni prima avevo scritto “Sabbia”, ma devo riconoscere che era troppo narrativo e troppo poco teatrale. “I fratelli Dattini” era stato presentato ad alcuni teatri e ad alcune compagnie teatrali, ma senza successo

SINOSSI
I fratelli Dattini sono due manovali che vivono insieme alla madre in una casa sul fiume. Uomini sulla quarantina, pacati, che trascorrono le serate occupati in lavori di intaglio del legno, nei quali sono divenuti riconosciuti maestri. Il giorno dell’incidente stavano lavorando per l’azienda del cavalier Tizzoni alla costruzione di una galleria, un opera straordinaria, un foro inclinato lungo sette chilometri che superava più di mille metri di dislivello. L’incidente era avvenuto verso il termine del turno, una grossa gru era caduta precipitando diritta addosso a una baracca utilizzata come magazzino dove dentro c’erano due vecchi compagni di lavoro, uomini di paese come Marco e Franco. Marco conosceva molto bene uno dei due uomini che erano stati schiacciati nella galleria, conosceva Rita, la moglie. Marco sposerà Rita e lei traslocherà alla casa sul fiume con i suoi tre figli. Con i fratelli nasce un a vero e proprio menage a trois. Una vita serena, in riva al fiume, sino a quando un magistrato riuscirà a ricostruire con esattezza la dinamica dell’incidente della gru e attribuirà la responsabilità diretta ai due fratelli, accusandoli di omicidio premeditato.

ESTRATTI

Dopo l’incidente

Fernando: E questo….? Non mi va di parlare della mamma

Carlo: Il mattino del giorno che è morta ero con lei. Era preoccupata per te, Fernando, mezz’ora prima di morire. Aveva sentito dire che volevi abbandonare Tizzoni per fare l’artigiano del legno.Tu, Fernando, proprio tu! Forse che avresti la forza di organizzare la tua giornata di lavoro? Ti sveglieresti alle undici, e poi, di seguito, aperitivo, pranzo, pennichella, pomeriggio a giocare a carte al bar e, forse, la sera, ma tardi, ti degneresti di dare due colpi di lima, ma solo perché io ti obbligherei a farlo. Mamma lo aveva detto, quella mattina, e stava per morire (Entra Cesare Montonace)

Cesare Montonace: Bene, felice di vedervi vivi. Il magistrato è andato via adesso, ha sequestrato la gru

Rita

“Poi sei arrivato tu. Alberto aveva avvisato all’ultimo momento, non invitava mai nessuno, qui a casa solo noi, i bambini, la televisione accesa, e per dormire togliti le mutande, per cortesia. Rita, viene un amico, un compagno di lavoro. Dove, gli avevo chiesto. A casa, Rita, a cena. Non ho capito, Alberto, a cena, dove, qui? Chi, chi viene, perché. Mi ero messa la gonna rossa, e la camicetta bianca, quella con i ricami, e le scarpe, le scarpe in casa! Neanche a Natale mettevo le scarpe. Alberto fissava l’orologio. Veniva tardi, troppo. Le mani dell’assassino si attorcigliavano inoperose, si guardale, marito, questa sera ho cucinato bene, avresti goduto di più, una disdetta, marito, un peccato. Ti ricordi, Carlo, avevo portato il vassoio della frutta . Signora Rita, la prego, lei è un ospite squisito! Signora Rita, mi avevi chiamato! Signora Rita, queste mele sono straordinarie, e questa tovaglia, deve saperlo, signora, il verde è il mio colore prediletto. Ero tua, Carlo, da quella sera sono stata tua, per sempre, per tutte le altre sere, si, Alberto frugami dentro la fica quanto vuoi, io appartengo ad un altro.. Carlo, sposami, più presto che puoi, portami via di qui, prenderò i miei figli e le mie cose, sono pronta, amore mio”

RAPPRESENTAZIONI e PUBBLICAZIONI
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