1. Elisabetta Rubicone su Appuntamento con il notaio

http://www.cabaretbisanzio.com – 29 Giugno 2007

Da consumarsi in una giornata afosa

In questi giorni di estrema calura, quando anche solo premere i tasti del telecomando sembra impresa titanica, come possono fare gli accaniti lettori a dedicarsi al proprio vizio senza faticare eccessivamente?

Io consiglierei un libretto che ho scovato nel catalogo di Vibrisselibri, “Appuntamento con il notaio / Paura della notte“ di Alessio Paša.
Si tratta di una breve raccolta di racconti, in tutto una novantina di pagine, leggera e maneggevole.
Seguiamo le evoluzioni di una giovane donna, bellissima, superficiale, scontenta della propria vita familiare, che si invaghisce del capo, bello e sicuro di sé, si perde nella relazione extraconiugale, salvo poi riscoprire pian piano i motivi per cui ha deciso di vivere con quell’uomo sciatto e irrazionale che si ritrova come marito.
Ovviamente dopo essersi resa conto della vera personalità dell’amante, egoista e profittatore.
Seguiamo il tentativo di una figlia di instaurare un rapporto affettivo con un padre sfuggente, salvo scoprire che non è un uomo per cui ne valga la pena.
Seguiamo il progressivo degrado fisico e morale di un fratello che si perde nel mondo della malavita.
Seguiamo, poco a dire il vero, il continuo battibecco di una coppia in crisi.
Il primo racconto è il più lungo e curato, gli altri son così brevi e poco incisivi da lasciare presto libera la memoria, che già dopo pochi minuti li ha smaltiti.
La scrittura è scorrevole e poco impegnativa.
I personaggi sono tratteggiati lievemente, l’introspezione psicologica è tenuta ai minimi sindacali, in certi momenti sembra quasi di seguire le vicende di figurine invece che di persone.
La scelta di scrivere per strofe in prosa è particolare. In certi momenti ogni strofa coincide con un moto dell’animo del protagonista. Ma forse la tecnica non è usata con sufficiente padronanza perché invece di rendere la scrittura penetrante e interessante, la rende solo più fredda, distaccata. E aumenta quel senso di inconsistenza al quale trame così impalpabili condannano il lavoro.
Che, in sostanza, non è affatto brutto. È come un tè freddo confezionato, poco saporito ma piacevolmente fresco, ideale da consumarsi in una giornata afosa.

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